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Apprendimento basato sul lavoro – indicazioni per le pratiche e le politiche

 La DG per l’Educazione e la Formazione della Commissione europea ha pubblicato il paper “Apprendimento basato sul lavoro – indicazioni per le pratiche e le politiche”, del quale potete trovare in fondo all'articolo la versione in inglese. Coerentemente con gli obbiettivi individuati, questo documento si propone di fornire agli Stati membri una guida alle diverse pratiche adottate all’interno del territorio UE in relazione alle forme di apprendimento basate sul lavoro. Il manuale è suddiviso in cinque capitoli tematici, a loro volta organizzati in sottocapitoli che analizzano con attenzione le questioni più rilevanti:


1. Modelli di apprendimento basato sul lavoro nei percorsi di formazione e istruzione primari

  2. Apprendimento basato sul lavoro: una situazione win-win per gli studenti e le aziende

  3. Pratiche efficaci per l’apprendimento basato sul lavoro

  4. Strumenti per un efficace apprendimento basato sul lavoro

 1. Il capitolo I offre una panoramica sui tre principali modelli di apprendimento basato sul lavoro presenti in Europa. Il primo modello è quello degli apprendistati o schemi di alternanza, i quali prevedono lunghi periodi trascorsi dagli studenti all’interno delle aziende, in una condizione di totale integrazione nel contesto aziendale. Queste forme di rapporto formativo e professionale sono generalmente sanzionate attraverso un contratto con il datore di lavoro che prevede una forma di retribuzione. Si tratta di periodi complementari e che si alternano (su base settimanale/mensile/annuale) all’istruzione ricevuta all’interno degli istituti. Il secondo modello è quello dei periodi di formazione nelle aziende. Con questa definizione si fa riferimento a tirocini e work-placement che sono generalmente previsti dai programmi formativi secondari e/o universitari, programmi che sono obbligatori per gli studenti e generalmente corrispondono al 25-30% dell’intero programma di studi intrapreso. L’ultimo modello è quello corrispondente alle forme di apprendimento basate sul lavoro che sono integrate nel programma di formazione, quali l’uso di laboratori, cucine, workshop e altre “simulazioni” dell’ambiente imprenditoriale e professionale.

 2. Il capitolo II evidenzia come queste forme di apprendimento comportino grandi benefici sia per il datore di lavoro che per coloro che intraprendono queste esperienze. Se da una parte lo studente ha infatti la possibilità di acquisire competenze professionali, accrescere le proprie motivazioni e la fiducia in se stesso e sviluppare attitudini di problem solving e la capacità di lavorare in gruppo, allo stesso modo l’impresa può contare su personale qualificato, la cui formazione può essere perfezionata secondo le necessità dell’azienda, a un costo inferiore. Inoltre da un punto di vista sociale, si può favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, guadagnando in termini di produttività e di flessibilità del mercato del lavoro e combattendo la disoccupazione giovanile.

 3. Nel capitolo III vengono sottolineate le caratteristiche del contesto normativo che rendono questi schemi di apprendimento efficaci e produttivi. Tra i primi elementi presentati, spicca la necessità di avere un quadro legislativo ben chiaro nel determinare responsabilità, diritti e doveri di ognuna delle parti in gioco. Inoltre, il contesto normativo deve provvedere a evitare che queste forme di tirocinio e apprendistato divengano, per il datore di lavoro, una via per rimpiazzare lavoratori regolarmente assunti, senza che questo crei eccessivi oneri amministrativi per l’impresa stessa. Altro elemento fondamentale è il coinvolgimento dei partner sociali quali collegamento tra i giovani e il mondo del lavoro: grazie alla loro posizione privilegiata, essi possono favorire una migliore allocazione delle risorse umane e svolgere una funzione di feedback agli istituti di formazione per meglio orientare la loro offerta formativa. Inoltre la Commissione europea invita gli Stati membri a favorire le forme di apprendimento basate sul lavoro attraverso incentivi alle imprese e sostenendo in particolar modo le MPMI che spesso non hanno familiarità e non dispongono dei mezzi per confrontarsi con il contesto amministrativo e regolamentare collegato agli apprendistati, supportando la creazione di network tra imprese e rafforzando il ruolo dei partner sociali.

 4. Nell’ultimo capitolo viene offerta una panoramica degli strumenti che sono stati sviluppati e che possono incidere sulla qualità delle forme di apprendimento collegate al lavoro. Tra queste vengono evidenziati esempi di guidelines per integrare queste forme di apprendimento all’interno dei percorsi di formazione e istruzione professionale primari, procedure volte a certificare che i datori di lavoro possano ospitare adeguatamente tirocinanti e studenti, strumenti finalizzati alla personalizzazione dei piani di apprendimento, l’istituzione di sessioni di de-briefing per analizzare i risultati conseguiti e la creazione di punti di contatto nazionali che gestiscano le pratiche collegate.

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